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SANDRO BONVISSUTO, LA GIOIA FA PARECCHIO RUMORE
Sandro Bonvissuto, La gioia fa parecchio rumore, Einaudi 2020 , pp.189 € 18,50

Un romanzo d'amore. Quando l'amore è per un simbolo materno, una squadra di calcio, si chiama tifo. Come la malattia. Appunto, come l'amore.
Sandro Bonvissuto racconta la storia di una famiglia della periferia romana innamorata, pardòn, tifosa, della Roma, o meglio come dicono loro dell'A.S. Roma a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.
"In quel circo che era la mia famiglia c'era un'unica legge, che ho sempre dovuto rispettare per essere me stesso e insieme uno di loro: esiste solo chi ama. [...] La prima cosa che ho amato, come l'ultima, d'altronde, è la mia squadrea di calcio del cuore. Il suo nome è A.S. Roma." (p.7)
Il racconto è pieno di gioie e tristezze, che vengono raccontate con una gioia forte perché si tratta di un "romanzo di formazione". Il bambino diventa uomo attraverso passaggi iniziatici come il rischio della Roma di andare in serie B e il contrario, l'aspettativa e l'arrivo del grande campione, quello che veniva da "un Paese lontano, lontanissimo, ma non per questo irraggiungibile dai fili che legano chi si deve incontrare. Già il nome era un colpo di cannone: Brasile."
Ma le pagine più belle Bonvissuto le dedica alla città. La città divisa. La città lacerata fino all'odio. L'odio che uccide. Nell'autunno del 1979 allo Stadio Olimpico, prima dell'inizio del derby stracittadino un razzo partito dalla curva romanista uccide un tifoso della curva opposta, laziale. "...l'uccisione del tifoso non fu la causa di quell'ondata di odio ma la conseguenza. In silenzio le cose erano maturate nel male senza che a nessuno fosse venuito inmente di intervenire; gli eventi ci avevano superati definitivamente. [...] Quella tragedia pesava dentro ognuno di noi come avessimo un sampietrino sul cuore, e una volta usciti a nulla serviva contemplare la bellezza esagerata di Roma. Quelle nostre passeggiate erano fatte per dimenticare, ma il presente non si può ancora dimenticare, prima deve diventare passato. E a Roma il passato non passa, è ancora presente. Ed è tantissimo, e occupa tutto lo spazio. [...] Roma confonde l'esistenza."
E quando la Roma giocò la finale della Coppa dei Campioni "Zio si voltò verso di noi: - Cioè, noi stamo a ggiocà 'a finale de Coppa dei Campione 'n giorno che 'na cosa se mette davanti ar sole e manna via er sole?" Era l'eclisse!